La Massa Ladronaia. (Il Masso)

E’ un enorme masso di arenaria a forma di fungo, irregolare e spaccato nel mezzo, che ha le seguenti misure: diametro maggiore m.9, diametro minore   m.8, circonferenza m   29, altezza massima da terra m.2,30.

E’ situato a quota1406 m. e riportato nella tavoletta IGMI   F°114  IV N.E.  titolo Loro Ciuffenna.

Si trova sul sentiero CAI N°20 (Carta del Pratomagno) che unisce Castelfranco di  Sopra (Ar) m.282  con il Varco alla Vetrice  m.1451(anticamente detto Varco di Menzano) sul sentiero di crinale 00.

L’attuale sentiero Cai N°20 ricalca fedelmente una antica via medievale (sicuramente di origine romana) “la ViaAbaversa” che partendo da  Arezzo passava da  Rassina, Talla,la Badiadi Santa Trinità, varcava la catena montuosa del Pratomagno al Varco di Menzano,   immettendosi nella attuale Via dei Sette Ponti dopo aver oltrepassato il paese di Pulicciano ( il romano Fundus Publicianus).La Viadei Sette Ponti è un antica via consolare romana che per molti èla ViaCassiao Cassia Vetus, per altri storicila ViaClodia

Un percorso, quindi, abbastanza trafficato per uomini e merci, che univa la valle del Casentino   al Valdarno Superiore.

Numerose sono le leggende popolari in cuila Massa Ladronaiaviene indicata come punto preferito dai briganti per derubare  i viandanti in transito, inoltre viene indicato come punto di  baratto-merci fra gli abitanti del Casentino con quelli del Valdarno.

D’altra parte  secondo l’Atlante Lessicale Toscano, in Casentino il termine “Massa” significa anche mucchio di sassi, per cui è verosimile pensare chela MassaLadronaiaaltro non vuol dire se non “Sasso dei Ladroni” .

Il termine “ladronaia” è spiegato molto bene dallo storico prof. Giovanni Cherubini, il quale a pag. 63 del suo libro “Fra Tevere, Arno e Appennino. Valli e signori” (Firenze 1992),  fa riferimento  a  certe piccole fortificazioni di montagna- ladronaie– imprendibili, che servivano come base di assalto alle vie e ai commerci da parte di certi signori e dei loro bravi. Anche negli “Annali Aretini” VI, pag 7  viene riportata la spiegazione del prof. Cherubini.

Sulle superficie del Masso non vi sono graffiti o altri segni, vi sono delle iscrizioni con nome e data recenti.

Poco sopra al luogo dove è situato il Masso, c’è la località chiamata Poggio Donna Morta m.1401 e  Poggio Uomo Morto  m.1456.

Vi sono alcune leggende, e fra queste una dice che vi furono , in epoca romana, martirizzati due cristiani che erano fuggiti dalla prigione.

Il passaggio del metanodotto algerino, nel 1982,  ha distrutto in questi  punti, due delle più belle testimonianze di fede di tutta la zona. Infatti fino agli anni ‘50 del secolo scorso, fra gli abitanti dei paesi della 7 Ponti, c’era la tradizione di fare un pellegrinaggio ai  Bagni di Cetica ( fonti di san Romolo – Comune di Castel San Niccolò), e nell’occasione, per penitenza veniva portato dai partecipanti un sasso che le donne gettavano al Poggio Donna Morta e gli uomini al Poggio Omo Morto. E’ una tradizione  di origine pagana e con il tempo si erano accumulati nelle due località due enormi “montagne” di sassi che sono stati dispersi e ricoperti durante i lavori del metanodotto. La distruzione di queste testimonianze è riportata a pag 44 del libro “San Andrea a Pulicciano nel Valdarno Superiore” di Maurizio Baldecchi – Pagnini Editore 2009.

La posizione  della vetta della Massa Ladronaia è molto panoramica e spazia dalle Apuane,  all’Appenino, ai Sibillini e al Gran Sasso e nel prato intorno, bellissima, fiorisce l’ Aquilegia Alpina, pianta protetta della famiglia delle ranuncolacee.

 

Testo e foto di Vannetto Vannini