Arezzo: Ponte Buriano, un “ gruppo d’assalto” inglese per salvare il ponte minato dai tedeschi, Leonardo da Vinci e il paesaggio contestato sullo sfondo della Gioconda.

Dopo l’ ultima guerra, gli unici due ponti rimasti integri sul fiume Arno nel tratto da Firenze a Stia, sono stati il Ponte Vecchio e  l’altrettanto vetusto ponte di Ponte Buriano, situato nel punto in cui, come dice Dante, il fiume volta le spalle ad Arezzo.

Il Ponte BurianoMa se il Ponte Vecchio di Firenze non fu fatto saltare dai tedeschi perché la struttura del ponte non avrebbe retto al passaggio dei  mezzi corrazzati, il ponte di Ponte Buriano era tale invece che sia per larghezza che per struttura poteva permettere il passaggio  dei pesanti mezzi bellici. Sorge allora l’idea che i tedeschi in fuga avessero avuto rispetto di questa costruzione iniziata nel 1240 e terminata  nel 1277. Non è affatto così, i tedeschi nel Luglio 1944 durante la loro ritirata verso il Valdarno minarono il ponte e avevano tutta l’intenzione di ridurlo in macerie.  Fu  un “gruppo d’assalto” inglese prontamente intervenuto  non tanto per amore di una opera d’arte antichissima,  ma per salvaguardare un manufatto strategico per la loro avanzata, che riuscirono a togliere le cariche esplosive e il ponte fu salvo. Però su questo episodio vi sono ancora oggi molti aspetti da chiarire.

Un abitante doc di Ponte Buriano, il dott. Mario Lucherini, alcuni anni fa ha dato alla stampa un piccolo libro di 19 pagine intitolato “La battaglia del 16 Luglio 1944  per la conquista di  Ponte Buriano” e scrive a pag 6  che i tedeschi portarono a fare le buche per le mine al ponte persone di diversi paesi.  Questa  fu una precauzione presa  in modo che fosse difficile o impossibile, agli italiani che  avevano lavorato alla costruzione delle buche, risalire alla  precisa ubicazione di tutte le  mine che i soldati germanici si accingevano a piazzare dentro a quelle cavità. Questa precauzione fa capire come ai tedeschi stava a cuore la distruzione del ponte.

 Ormai la difesa di Arezzo da parte dei tedeschi era diventata impossibile e il contenimento della armata alleata sarebbe stato più facile a ridosso delle colline, per questa ragione molte delle forze germaniche furono assestate nel Pian di Cincelli, a  Meliciano, nella Costa Pampaloni di Castiglion Fibocchi, e come  scrive Lucherini, l’armata tedesca  attraversò in ritirata il  ponte per tutto il pomeriggio del 15 e durante la notte  tra il 15 e 16 Luglio.Cattura

È  giusto  pensare allora  che il ponte dovesse saltare in aria la mattina del 16, ma soldati inglesi provenienti da  Arezzo, al comando di un ufficiale al quale Mario Lucherini ha dato il nome generico di Jonny, proprio quella  mattina si scontrarono con i tedeschi e vi stabilirono un presidio avanzato, salvando così il monumento romanico. Durante poi la giornata del 16 Luglio arrivarono a Ponte Buriano numerosi inglesi anche con mezzi corazzati, stabilizzando l’occupazione del ponte e del paese.

Nonostante le ricerche effettuate, Mario Lucherini non ha mai potuto sapere chi  fossero l’inglesi che salvarono il ponte, anche se ebbe una volta  informazioni precise . Scrive infatti nella sua pubblicazione che “nel Luglio 1978, mentre stavo preparando del vino per portare giù alla festa della battitura, dove erano arrivate migliaia di persone, dentro la mia cantina entrò con la propria consorte un amico di mio fratello, lo aveva  portato il  clamore suscitato il settecentesimo anniversario del ponte romanico celebrato l’anno precedente ed era venuto per dirmi che lui in Inghilterra aveva conosciuto l’ ufficiale inglese che aveva salvato il magnifico ponte dalla distruzione.  Si presentò e mi disse il suo nome e cognome, ma io in quel momento non fui in condizione di memorizzarlo e commisi così uno dei più grandi errori della mia vita. Quando poi attraverso i giornali e le televisioni ho cercato di ritrovarlo, questi era scomparso nel nulla. Colui che mi avrebbe potuto far conoscere l’ufficiale alleato che sapeva con estrema precisione ciò che accadde a Ponte Buriano la mattina del 16 Luglio 1944 non si è fatto più vivo”.Inglesi

 Mario Lucherini scrive ancora che “ nel Luglio 1990, per  mezzo del Colonnello Francesco Ferrara che conosceva un alto ufficiale inglese a Roma, potei mettermi in contatto con il Maggiore I.W. Jefferson e grazie a lui potei fare arrivare alla festa  per il quarantaseiesimo della liberazione il Colonnello Gordon Simpson, comandante della Lhotians, nonché altri ufficiali e soldati che il 16 Luglio 1944 si trovavano a Ponte Buriano. Tra l’altro è singolare come un soldato inglese che tra i primi il 16 Luglio arrivò con il suo carro armato a Ponte Buriano, leggesse la notizia  della nostra manifestazione  nel “Daily Telegraf”, giornale inglese che si pubblica a Londra ; era il 10 Luglio 1990, partì immediatamente con la propria consorte e la sua macchina verso Ponte Buriano, arrivò in tempo per partecipare a tutte le nostre manifestazioni. Con l’arrivo degli ufficiali e soldati inglesi a Ponte Buriano potei avere ulteriori informazioni di cosa era accaduto intorno al nostro paese il fatidico 16 Luglio 1944, ma fra  tutti quelli che furono nostri ospiti non c’era sicuramente il nostro Jonny “.

Scrive ancora Mario Lucherini che “ Alla fine della mia ricerca si possono trarre alcune conclusioni. Di tutti gli ufficiali e soldati che arrivarono il 16 Luglio del 1990 a Ponte Buriano, nessuno partecipò all’attaccò ai tedeschi la mattina del 16 Luglio 1944. Rimane il grande rammarico di non aver potuto trovare l’aretino che in Inghilterra aveva conosciuto il vero salvatore del nostro ponte romanico. Si può alla fine dire che se il ponte romanico di Ponte Buriano non fu distrutto, non fu solo un miracolo, ma la congiunzione di eventi naturali e soprannaturali. Sicuramente all’azione dell’esercito alleato si unì la protezione di qualcuno che da secoli protegge il nostro monumento, come il Chimenti e l’Accolti che lo costruirono e San Nicola che è il santo protettore.”

Fino al 1957, il ponte collegava  le due parti del  paese, in quanto  Ponte Buriano era esteso sulle due rive dell’Arno, con la costruzione della diga della Penna una parte del paese fu distrutto perché le case rientravano nel territorio del bacino del lago e rimase solo il nucleo abitativo oltre il ponte venendo da Arezzo  verso Castiglion Fibocchi.

Poiché il ponte l’ho attraversato due volte al giorno per cinque anni, in quanto ho frequentato l’Istituto Tecnico Industriale di Arezzo, ricordo bene che all’inizio degli anni ‘ 60 del secolo scorso, la località si chiamava “Ponte a Buriano” e non Ponte Buriano” , e furono gli abitanti del paese che fecero una richiesta alle autorità per la modifica, rammento che all’inizio del paese, c’era un cartello turistico dove era stata ricoperta  con vernice bianca l’ “a” di troppo.  Inoltre ricordo che all’interno della  minuscola  cappellina  di origine trecentesca ma con la struttura attuale settecentesca,  c’era una colonna di granito romana mentre sul piccolo tetto, stranamente alla portata di tutti, era stato murato un capitello corinzio  che da tempo non c’è più. (ho saputo che la colonna  è stata rubata e il capitello corinzio è stato portato nel museo di Arezzo)

La colonna di granito e il capitello corinzio, antichi reperti romani  trovati in zona,  non erano casuali a Ponte Buriano, in quanto in quella zona c’è stata una frequentazione   fin dal primo o anche secondo secolo  avanti Cristo. Nel paese sono state trovate tracce di fornaci, ma  è soprattutto  a meno di un km dal ponte presso  il paese di Cincelli, situato su una antica via romana che portava a Pieve San Giovanni, sono stati effettuati ritrovamenti ceramici con timbri di artigiani famosi come Marco Perennio . Il toponimo “Cincelli” deriva dal latino “centum cellae”, sicuramente indicante il numero dei forni o delle fornaci dove venivano prodotti i famosi vasi corallini aretini, mentre il toponimo “Buriano” è un prediale romano derivante dal nome del  possessore del fondo agricolo o della villa.

È da pensare, (ed è certo) allora che, essendo una zona abbastanza trafficata anche in epoca romana,  il fiume Arno sia stato attraversato in quel periodo da un ponte , in considerazione poi che  da quel punto passava la  consolare Cassia Vetus o Via Clodia ( oggi Via dei Sette Ponti) che collegava Arezzo con Firenze a quote collinari del Pratomagno. Infatti secondo gli studiosi, l’attuale ponte, (la cui costruzione fu iniziata nel 1240, come riportato da una incisione  su pietra tra i fori delle centine di un arco, incisione che riporta anche i nomi Accolti e Chimenti, che sono due nobili famiglie della zona e probabili finanziatori dell’opera) è il secondo ponte che viene costruito su quel luogo. Il primo ponte, di origine romana, probabilmente crollò, ma sui pilastri rimasti sicuramente fu costruita una struttura in legno  che ha funzionato per lunghi periodi.Montaigne

Il ponte fu un capolavoro di ingegneria ed ha resistito integro ad alluvioni e a tutti i problemi sorti attraverso i secoli, ne rimase colpito anche un grande scrittore e viaggiatore come Michel  de Montaigne che nel 1501 passò in zona pernottando nell’osteria di Ponte Buriano ,di cui lodò in una lettera la  buona cucina con  i piatti di metallo e chiamò il ponte “lunghissimo e bello “. L’edificio di quella osteria è diventato in seguito casa colonica, nella cui parete esterna nel 1994 è stata murata una lapide per ricordare l’evento. Il ponte nell’arco dei secoli ha subito alcuni restauri ai piloni.Gioconda

Da qualche tempo, studiosi e ricercatori hanno identificato il ponte che Leonardo ha dipinto sullo sfondo della “Gioconda”  come il ponte di Ponte Buriano, in un paesaggio dove  poi viene identificato anche il canale della Chiana, la confluenza della Chiana in Arno  e le Balze del Valdarno Superiore. Il prof.  Carlo Starnazzi,  a suo tempo  docente di Lettere presso il Liceo scientifico “F. Redi “ di Arezzo, ha cercato per anni le prove per questa identificazione e pubblicando le sue ricerche ha ottenuto importanti consensi dalla critica. Nella rivista n° 57 nuova serie di Archeologia Viva del Maggio/Giugno 1996, edita dalla Casa Editrice Giunti viene pubblicato un lungo e bellissimo articolo  dal titolo “La Gioconda nella valle dell’Arno” corredato di numerose foto,  in cui si spiegano le ragioni storico, geografiche, ambientali di questa identificazione. Nello stesso articolo viene indicato anche il castello di Quarata come il punto dal quale si vede lo stesso paesaggio dell’Arno che Leonardo ha riportato sullo sfondo del suo capolavoro. È  risaputo poi che Leonardo conosceva molto bene la zona di Ponte Buriano, in quanto da Firenze  si spostava nel Montefeltro per  lavori  alle fortezze di Cesare Borgia.

Però non tutti sono d’accordo su questa ipotesi ed è nata una diatriba che va al di la dei campanilismi.  L’Associazione “La Rocca” di Laterina contesta infatti che il ponte  di Ponte Buriano sia quello riportato nel celebre dipinto leonardesco.  Lo contesta in modo serio e con argomenti scrupolosi lo scrittore Anselmo Rotondi  nel suo  libro pubblicato nel Giugno 2012 che si intitola “Il paesaggio della Gioconda” – Un’ indagine iconografica” che ha avuto il patrocinio del Comune di Laterina, del Comune di Pergine e della Associazione Culturale “La Rocca”  di Laterina. I punti contestati sono il numero (sette compreso uno seminterrato)  e il tipo di arcate del ponte, ma soprattutto l’impossibile visibilità delle Balze plioceniche dal castello di Quarata.  Vale allora  la pena di leggere questa pubblicazione di  111 pagine  edita dalla Edizioni Effegi, in cui invece si lancia l’idea che il ponte della Gioconda sia Ponte Romito.

Che sia il ponte della Gioconda o no, resta sempre il fatto che il vecchio, romanico ponte di Ponte Buriano rimane una delle opere più belle della nostra zona. Personalmente quando ora, da “vecio”,   lo attraverso con la macchina sento le stesse sensazioni e emozioni  che provavo allora, quando lo attraversavo  da giovane studente  sul pullman per Arezzo, perché da una sponda all’altra, in quel breve lasso di tempo, si concentrano e si  percorrono più di sette secoli della nostra storia.

                                                                                                                              Testo e foto di Vannetto Vannini

N.B.

Il programma “ Terre Alte del Pratomagno” si è dato un confine geografico che nel Valdarno è pressappoco il tracciato della provinciale dei Sette Ponti e nel Casentino il corso dell’ Arno, a Nord il territorio del comune di Pelago. L’articolo qui sotto parla di un territorio  del comune di Arezzo, comune non inserito fra quelli  di Terre Alte, ma   che comprende alcuni paesi come Ponte Buriano e Cincelli al di là dell’Arno alle pendici del Pratomagno e quindi perfettamente integrati nell’area geografica a noi interessata. Per opportunità di spazio, questo articolo lo mettiamo nel comune di Castiglion Fibocchi, di cui però il territorio in questione non ne fa parte.